Joan Mirò

Sguardi d’autore

Pittore, scultore, incisore e ceramista: l’artista versatile diventato tra i massimi esponenti del surrealismo. Maestro del colore per eccellenza, visto che – più che segni e forme – delle sue opere si memorizzano rosso, giallo e blu. Nato nella Barcellona di Gaudì, nel 1907, per volere del padre, Joan Miró (1893-1983), frequenta una Scuola Commerciale ed esercita poi una professione impiegatizia che gli recò presto depressione e malattia. Rifugiato in una casa di famiglia nella campagna di Montroig, Miró decide di seguire la sua inclinazione e a diciannove anni frequenta la Scuola di Belle Arti (1912-1915) a Barcellona. Nella città dal fervente clima culturale, conosce poeti e artisti, vede mostre importanti e nei caffè, partecipa alle discussioni sull’avanguardia parigina. Miró è subito attratto dalla poesia, ammira van Gogh, Gauguin, Matisse, il Futurismo e il Cubismo, con i quali si confronta in nature morte, nudi e paesaggi. Nonostante il successo raggiunto con l’esposizione parigina del 1928, Miró attraversa un periodo di crisi profonda. Nel 1929, sposa Pilar, l’unica compagna di vita. Inizia ora una originale e radicale riflessione sulla cosiddetta “antipittura”, ossia i collage i e gli assemblaggi dei primi anni Trenta, eredi del Cubismo, ma soprattutto del Dadaismo che rimane in Miró indelebile, incrementando l’attrazione per i materiali e le proprietà visive e tattili. La sua pittura si caratterizza per essere onirica, con la rarefazione degli elementi, che assumono un aspetto filiforme. Lui stesso sostiene che la sua pittura parta da uno stato di allucinazione, come una scintilla. Nel periodo della guerra, tra il 1940 e il 1944 si trasferisce a Palma di Maiorca, per tornare poi a Parigi, riprendendo la sua ampia produzione artistica. Si ritirerà poi a Palma di Maiorca, a causa di motivi sia positivi che negativi, dove morirà nel 1983.