Renzo Vespignani
Nato a Roma nel 1924, Renzo Vespignani è cresciuto in una delle più povere borgate romane, il Portonaccio. Qui, durante i mesi di Roma nazista, alla macchia come tanti suoi coetanei, comincia a disegnare raccontando in centinaia di piccoli fogli gli orrori dell’occupazione, il paesaggio sporco e patetico della estrema periferia, le rovine dei bombardamenti, il dramma degli emarginati, dei reduci, degli sciuscià. Il suo lavoro, tra il ’44 e il ’48 è un documento dell’Italia difficile, ” l’accanito, monco, gracile, maldestro risorgere del piacere in mezzo alle rovine, come un filo d’erba tra i sassi “. In questi anni frequenta lo studio di Franco Gentilini e ha modo di entrare in contatto con diversi esponenti della Scuola romana e infatti la sua produzione iniziale è contaminata anche dall’espressionismo grafico di George Grosz e Otto Dix. Dopo aver esposto nelle prime mostra Roma, comincia ad affacciarsi sulla scena milanese e da lì anche su quella internazionale, a Parigi e New York: alcune delle sue opere, tra cui intere tirature di incisioni, vengono acquistate dal Museum of Modern Art. Nel 1950 partecipa alla XXV Biennale di Venezia ottenendo il primo premio per il bianco e nero. Nel 1956 fonda con alcuni amici registi, architetti e letterati, come Elio Petri, Giuseppe Zigaina, Elio Vittorini la rivista “Città Aperta”, con cui manifesta il distacco delle nuove generazioni dal Neorealismo, esprimendo il passaggio dagli entusiasmi nutriti durante il Dopoguerra, alla realtà piatta di un’Italia arricchita. Intanto prosegue con le mostre sia in Italia che all’estero. Insieme a Guccione, Attardi, Ferroni, Calabria, Guerreschi e Gianquinto fonda il gruppo “Il pro e il contro”, punto di riferimento per le nuove ricerche neofigurali. Dal 1969 lavora a grandi cicli pittorici sulla crisi della società del benessere. Le opere d’arte di Vespignani sono conosciute per la loro bellezza e il tratto pittorico, che utilizza una ricca gamma di colori e per le moderne scene di vita delle periferie e della grande città. In alcuni dei suoi lavori l’artista è riuscito a catturare l’immagine abbandonata delle fabbriche e delle persone insieme agli edifici, su sfondi che sembrano urlare un grido di ‘aiuto’. Accanto a tali opere di vita cittadina, nei quali non c’è luogo per la fantasia e la realtà sovrasta tutto, in altri quadri di Vespignani troviamo dei lavori più romantici e “poetici”, come ad esempio le composizioni floreali, la raffigurazione di donne e delle piacevolissime nature morte. In tutte queste occasioni però l’artista ha saputo volgere davvero la sua anima al mondo che lo circonda, dimostrando così il suo netto amore incondizionato per il neorealismo. I suoi colori delicati, talvolta di toni pastello, e le delicate sfumature rendono le opere di questo artista una sorta di “punto di riferimento ” nell’arte del Novecento e le cui opere probabilmente sono tra le pagine più interessanti dei maestri pittorici di questo periodo. La sua poliedricità la si può trovare anche nelle varie tecniche artistiche, come ad esempio le litografie e le acquaforti, delle quali è risultato evidente l’estremo impatto visivo.