Giosetta Fioroni

Sguardi d’autore

«In tutto il mio lavoro c’è una specie di matrice comune che è l’infanzia, una infanzia particolare, vissuta fra elementi molto legati alla visionarietà. Tutto questo ha avuto un ruolo importante nella scelta di certe cose, di certe inquadrature, perfino di certi modi di immaginare lo spazio. Uno spazio sempre così lontano, come accade su un palcoscenico, su un boccascena.» Giosetta Fioroni nasce a Roma nel 1932. Il padre era noto scultore e la madre un’affermata pittrice, così Fioretta si avvicina al mondo dell’arte fin dalla tenera età. Ammessa all’Accademia di Belle Arti di Roma, comincia ad esporre alla Quadriennale e alla Biennale di Venezia. Da quel momento in poi seguono innumerevoli mostre, sia personali sia collettive, in Italia e all’estero. Durante questi anni formativi, l’artista prende parte alla Scuola di Piazza del Popolo e dunque conoscendo artisti del calibro di Tano Festa, Mario Schifano, Jannis Kounellis e Mimmo Rotella. Tornata da un periodo a Parigi, Fioroni lavora sul ciclo degli Argenti, ovvero opere in cui proietta fotografie sulle tele tracciando il contorno dei suoi soggetti – specialmente femminili – con colori realizzati con smalti e vernici industriali all’alluminio. Ed è proprio in questi anni che la carriera artistica di Fioroni comincia a prendere forma, negli anni ’60, infatti, frequenta artisti come Willem De Kooning, Robert Rauschenberg e Cy Twombly. Nel 1968, realizza la performance “La Spia Ottica”, che inaugura la rassegna “Il Teatro delle Mostre” alla Galleria Tartaruga di Roma. L’anno successivo Fioroni Giosetta realizza, invece, il primo Teatrino, un “giocattolo per adulti” in legno dipinto provvisto di una lente, attraverso la quale è possibile guardare un insieme di oggetti in miniatura. Dopo essersi trasferita in Veneto negli anni ‘70 insieme allo scrittore e compagno Goffredo Parise, si avvicina a nuovi progetti artistici, dedicandosi alla dimensione fiabesca, magica e fantastica. L’interesse verso al mondo delle leggende e degli spiriti dà modo all’artista di aprire al mondo la sua memoria personale ed anche quella collettiva, da questa esperienza nasce una serie di opere dedicate alle fiabe e alla riscoperta dell’infanzia.