Emilio Scanavino
Nato nel 1922 a Genova, dove frequenta il Liceo Artistico assecondando la precoce e particolare inclinazione alla materia, Scanavino si trasferisce a Milano per iscriversi alla facoltà di architettura, abbandonata per lo scoppio delle Seconda Guerra Mondiale. Negli anni Cinquanta, dopo un fecondo soggiorno nella Parigi di poeti e pittori esistenzialisti, e nella Londra di Francis Bacon che lasciava un impronta profonda nell’artista italiano, Scanavino procedeva da una figurazione vagamente allusiva dell’Espressionismo di Van Gogh, a un linguaggio più segnico, sottile, inquieto e drammatico. Lontano da ogni moda imperante, il pittore si fa strada con esposizioni importanti, anche all’estero, sostenuto da grandi nomi della critica del tempo che lo definisce, “un poeta dell’inquietudine contemporanea”. Con grande coerenza, per tutta la vita, Scanavino approfondisce una ricerca vitalistica di matrice esistenziale, composta di cifre, alfabeti, grovigli, segni e geometrie, come messaggi scaturiti dalla sfera dell’inconscio. “per me la pittura è condizione. E per condizione intendo il mio modo di vivere, le mie aspirazioni… Ieri il pittore andava all’aperto, dipingeva col cavalletto e faceva il paesaggio. Direi che oggi son cambiate molte cose e il pittore ha necessità di guardarsi un po’ dentro, di sentire la vita direttamente, meditando certe emozioni, che non son più panoramiche, ma sono interiori…”